Pubblicata il 13 luglio 2025 su Libero Quotidiano, l’intervista ad Antonio D’Amato – presidente della Fondazione Mezzogiorno ed ex presidente di Confindustria – è un’analisi lucida e incisiva sulle criticità dell’Unione Europea e sulle sfide che attendono l’Italia per recuperare competitività industriale e coesione sociale.
Una crisi europea di visione e governance
Per D’Amato, «la legislatura precedente dell’Unione Europea ha puntato sulla de-industrializzazione del vecchio continente, una manovra guidata da estremismi ideologici che non conta su analisi scientifiche valide e solide alla base». Una scelta che ha messo a rischio interi settori produttivi: «non parliamo solo degli imballaggi, ma anche di energia, auto e molto altro».
Il cuore della crisi, secondo l’imprenditore napoletano, è nella paralisi decisionale della politica europea:
«Quando i ceti medi soffrono, si creano tensioni sociali. E l’indecisione della democrazia, che è e resta il miglior sistema politico possibile, si blocca. E questo blocco non ci aiuta in nessun modo».
Un’Europa bloccata mentre Cina e USA corrono
Mentre l’Europa si frammenta tra dazi, normative complesse e lentezze burocratiche, le potenze globali si muovono con rapidità e strategia:
«La Cina ha una logica di mercato totalmente differente dalla nostra. Le loro aziende godono di aiuti statali sistemici. Dall’altra parte l’America, con l’Inflation Reduction Act, ha iniettato quasi 900 miliardi di dollari nel sistema per rilanciare la manifattura. Noi invece perdiamo tempo, paralizzati da regolamenti sempre più stringenti».
D’Amato definisce la situazione attuale come «una forma di proibizionismo europeo» che considera l’economia quasi come un nemico da battere.
Il rischio di essere un gigante dai piedi d’argilla
L’Europa, e con essa l’Italia, rischiano di trovarsi marginalizzate:
«Abbiamo perso tutti i nostri campioni industriali. Dobbiamo riappropriarci dei nostri spazi produttivi per difendere la nostra sovranità nazionale e continentale. Se non ricostruiamo un tessuto industriale competitivo, restiamo un gigante dai piedi d’argilla».
In questo contesto, l’Italia ha però una leva importante: la sua leadership nell’economia circolare.
«Siamo campioni del mondo in economia circolare. Abbiamo ridotto l’impronta carbonica più di altri, ma questo non basta se continuiamo a introdurre nuove regolamentazioni che ostacolano le imprese anziché sostenerle».
Il sistema Italia e il ruolo del Mezzogiorno
Secondo il Presidente della Fondazione Mezzogiorno, oggi il sistema Italia è osservato con attenzione sul piano politico, ma resta ancora penalizzato da un eccesso di burocrazia e una cultura iper-regolamentatrice che colpisce soprattutto l’industria.
Per D’Amato, la sfida è culturale e strategica: «Abbiamo oggi un’occasione per ricostruire un’Europa capace di stare al passo con le potenze globali. Ma servono decisioni coraggiose, visione e pragmatismo».




