In un’intervista rilasciata a Fortune Italia, Antonio D’Amato – presidente della Fondazione Mezzogiorno e Ceo di Seda International Packaging Group – lancia un allarme chiaro: senza una nuova politica industriale l’Europa rischia la desertificazione produttiva, la perdita della classe media e la destabilizzazione democratica.
D’Amato denuncia l’errore strategico degli ultimi 15 anni: aver delocalizzato la manifattura confidando che innovazione e benessere potessero prosperare senza una base industriale. Una scelta che ha portato a una crescente dipendenza strategica, all’impoverimento del ceto medio e alla polarizzazione politica che oggi mina la coesione sociale in molti Paesi europei.
Per rilanciare l’economia continentale e nazionale, propone una visione netta: reindustrializzare l’Europa, puntando a riportare l’industria al 20-25% del PIL. Ciò richiede meno burocrazia, regole chiare e stabili, investimenti in ricerca e lavoro qualificato, e un sistema commerciale internazionale basato su equità, sostenibilità ambientale e lotta al dumping.
Sul fronte italiano, D’Amato sottolinea come il Sud sia essenziale alla tenuta economica e sociale dell’Italia. Il Mezzogiorno possiede risorse imprenditoriali, filiere efficienti e capitale umano, ma è frenato da costi energetici sproporzionati e instabilità normativa. Per invertire la rotta, invoca investimenti strategici e un piano energetico coraggioso, che includa la ripresa del nucleare e la riforma del meccanismo di formazione dei prezzi dell’elettricità, oggi legato a dinamiche speculative.
Infine, un monito: il futuro della competitività europea passa anche per la capacità di trattenere e attrarre investimenti produttivi, e su questo terreno l’Italia – e in particolare il Sud – devono tornare ad essere protagonisti.



