L’Europa rischia di perdere terreno nella competizione globale se non rimette al centro industria e crescita. È l’avvertimento di Antonio D’Amato, presidente di Seda International Packagin Group e numero uno della Fondazione Mezzogiorno, intervenuto alla celebrazione dei 50 anni del PPE, tenuto a Roma il 24 aprile 2026, che ha richiamato la necessità di un cambio di passo nelle politiche economiche europee.
In un contesto internazionale segnato da crescente competizione economica e instabilità geopolitica, l’Europa è chiamata a rafforzare la propria capacità di decisione e a rilanciare il ruolo dell’industria. Ad aprire i lavori, il videomessaggio della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, che ha invitato il PPE a “restare coraggiosi e radicati nei propri valori” in una fase storica profondamente mutata. “Abbiamo sempre ottenuto risultati quando siamo rimasti fedeli a ciò che siamo”, ha sottolineato, richiamando la necessità di decisioni “coraggiose e necessarie” per affrontare le sfide del presente.
Nel suo intervento, il ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia Antonio Tajani ha ribadito il perimetro valoriale della famiglia popolare europea, indicando nella libertà il principio fondante. “La libertà è il valore fondamentale perché l’uomo nasce libero”, ha affermato, sottolineando che lo Stato deve garantire diritti e doveri ma “non deve intervenire nell’economia decidendo tutto”. Allo stesso tempo, ha richiamato la necessità di equilibrio: “Il mercato senza regole crea danni”, evidenziando la centralità della persona, della famiglia e della solidarietà come pilastri del modello europeo. Tajani ha inoltre sollecitato un cambio di passo nelle politiche economiche europee, chiedendo “più coraggio” per sostenere la crescita e le imprese, anche attraverso una maggiore flessibilità sul Patto di stabilità per le spese energetiche e un utilizzo più efficace degli strumenti esistenti, a partire dal Mes.
Su questo terreno si sviluppato l’intervento di Antonio D’Amato, che ha posto al centro il nodo della crescita e della competitività industriale. “Senza crescita economica non c’è coesione sociale”, ha affermato, evidenziando come il rallentamento dell’economia europea abbia alimentato negli ultimi anni tensioni e polarizzazioni.
Secondo D’Amato, il problema europeo non è solo congiunturale ma strutturale, legato a una perdita progressiva di capacità industriale e a un contesto regolatorio che ha frenato gli investimenti. In particolare, ha indicato come alcune scelte legate al Green Deal abbiano introdotto rigidità e incertezza, incidendo sulla competitività delle imprese. “Non è in discussione la sostenibilità – ha chiarito – ma il modo in cui viene perseguita. Sviluppo industriale e sostenibilità ambientale sono compatibili, e l’industria europea lo ha già dimostrato riducendo le emissioni”. Il punto centrale, ha aggiunto, è garantire stabilità normativa e condizioni certe per attrarre investimenti.
Il Presidente della Fondazione Mezzogiorno ha ricordato come oggi la manifattura rappresenti circa il 14% del PIL europeo, il livello più basso mai registrato, a fronte di un obiettivo del 20% entro il 2035. Un traguardo che, ha osservato, implica il recupero di livelli già raggiunti negli anni ’90, mentre le altre grandi economie globali hanno continuato a crescere a ritmi più sostenuti.
Nel confronto internazionale emerge anche un divario nella capacità di azione. “Gli Stati Uniti e la Cina si muovono con velocità e determinazione, mobilitando risorse ingenti e pianificando nel lungo periodo. L’Europa, invece, fatica a tradurre le analisi in decisioni operative”, ha sottolineato. Da qui la necessità di un cambio di approccio, intervenendo sui principali nodi che condizionano l’industria europea: energia, chimica, automotive e packaging. “Serve semplificare, dare certezza e liberare la capacità di innovazione delle imprese”, ha affermato. In un contesto in cui la competizione è sempre più economica, tecnologica e geopolitica, il messaggio condiviso emerso dall’evento è chiaro: rilanciare crescita e industria resta la condizione per garantire libertà economica, coesione sociale e ruolo internazionale dell’Europa.
L’anniversario dei cinquant’anni del PPE ha così ribadito la centralità di una visione che tiene insieme libertà, mercato e responsabilità sociale, nel solco dei valori dei padri fondatori e della tradizione cristiano-democratica europea.




