Il presidente della Fondazione Mezzogiorno è intervenuto a Milano all’iniziativa di Forza Italia, richiamando la necessità di rafforzare la competitività dell’industria, superare le asimmetrie del commercio internazionale e rilanciare un modello di sviluppo capace di generare occupazione qualificata e retribuzioni più elevate.
La crescita dei salari non può essere affrontata separatamente dalla produttività, dalla qualità dell’occupazione e dalla competitività del sistema industriale. È questo uno dei messaggi centrali dell’intervento di Antonio D’Amato, Ceo di Seda International Packaging Group e Presidente della Fondazione Mezzogiorno, al panel «Più salari attraverso più produttività», svoltosi il 10 ottobre a Milano nell’ambito dell’iniziativa “L’ottimismo della volontà” promossa da Forza Italia.
D’Amato ha richiamato l’attenzione sulla necessità di distinguere tra i diversi settori dell’economia, sottolineando come l’industria presenti livelli retributivi generalmente più elevati rispetto a molte attività dei servizi a basso valore aggiunto. La crescita dell’occupazione registrata negli ultimi anni rappresenta un risultato importante, ma pone anche una questione decisiva: non conta soltanto quanti posti di lavoro si creano, ma in quali settori, con quale produttività e con quali prospettive di crescita professionale e salariale.
Una riflessione che riguarda direttamente il Mezzogiorno, dove persistono ampi divari occupazionali rispetto al Centro-Nord. Per D’Amato, il rilancio del Sud richiede un modello di sviluppo capace di superare la prevalenza di attività a basso valore aggiunto, rafforzando la base industriale e creando opportunità di lavoro qualificato e di mobilità sociale.
Il presidente della Fondazione Mezzogiorno ha quindi collocato la questione salariale in una prospettiva più ampia, evidenziando come le possibilità di crescita dell’economia italiana siano strettamente legate alle scelte di politica industriale dell’Unione europea.
Al centro dell’intervento, la critica all’eccesso di regolamentazione europea e alle crescenti asimmetrie competitive rispetto a grandi economie come Stati Uniti, Cina e India. D’Amato ha richiamato la necessità di rivedere le politiche che penalizzano la produzione industriale europea, a partire dai costi connessi al sistema ETS, e di ristabilire condizioni di effettiva reciprocità negli scambi internazionali.
Dal libero commercio al commercio equo, dalla regolamentazione alla competitività, dalla difesa della manifattura alla valorizzazione del capitale umano: sono queste alcune delle direttrici indicate per rilanciare la capacità produttiva europea.
Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra industria, innovazione e autonomia strategica. Secondo D’Amato, la progressiva delocalizzazione delle produzioni ha comportato anche il trasferimento di competenze, ricerca e capacità tecnologiche, indebolendo la base economica e sociale dell’Europa.
«Lo sviluppo, l’innovazione e la ricerca vanno laddove si produce», ha sottolineato D’Amato, ribadendo la centralità della manifattura per la crescita economica e la tenuta del ceto medio.
Da qui l’urgenza di una svolta nelle politiche europee, che l’Italia, forte del proprio peso manifatturiero, deve contribuire a promuovere.
In allegato il testo integrale dell’intervento di Antonio D’Amato, rivisto e adattato dalla trascrizione orale.




