L’Italia sta vivendo una fase di straordinaria credibilità internazionale, ma per rendere duratura la crescita dell’export dobbiamo affrontare i nodi strutturali della competitività europea e della capacità del Mezzogiorno di attrarre investimenti, talenti e funzioni strategiche”.
È il messaggio lanciato da Antonio D’Amato, presidente della Fondazione Mezzogiorno e presidente di Seda International Packaging Group, intervenendo a Bari lunedì martedì 16 giugno all’iniziativa “Obiettivo Export”, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale presso la Fiera del Levante.
Nel suo intervento, D’Amato ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla Farnesina e dal ministro Antonio Tajani, sottolineando il cambiamento culturale che ha portato la diplomazia italiana a sostenere in maniera sempre più diretta la crescita economica e la competitività delle imprese sui mercati internazionali.
Secondo il presidente della Fondazione Mezzogiorno, il successo che l’Italia sta registrando sui mercati esteri è strettamente legato anche alla reputazione internazionale conquistata dal Paese negli ultimi anni. Una reputazione che si traduce in maggiore credibilità, migliori condizioni competitive e maggiore capacità del Made in Italy di generare valore sui mercati globali.
D’Amato ha poi richiamato l’attenzione sulle profonde trasformazioni dello scenario internazionale. In un contesto caratterizzato da crescente competizione globale, tensioni geopolitiche e rischi di deindustrializzazione, l’accordo tra Unione Europea e Mercosur rappresenta una significativa opportunità per diversificare mercati e relazioni economiche. Allo stesso tempo, ha evidenziato la necessità di una profonda riflessione sulla competitività europea.
“L’Europa resta oggi una delle aree del mondo più esposte al rischio di deindustrializzazione”, ha osservato D’Amato, sottolineando come spesso le imprese europee si trovino a competere con concorrenti che non sono soggetti agli stessi vincoli ambientali, normativi e sociali. Da qui la necessità di costruire condizioni di concorrenza più equilibrate e di riportare industria, innovazione e manifattura al centro delle politiche europee.
La parte finale dell’intervento è stata dedicata al Mezzogiorno e alla sua capacità di contribuire alla crescita del Paese.
Pur riconoscendo i risultati ottenuti dal Governo nazionale sul fronte della semplificazione amministrativa, della ZES Unica e del sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, D’Amato ha evidenziato come il principale nodo irrisolto riguardi oggi la competitività dei territori.
“L’esperienza della ZES dimostra che, quando si eliminano vincoli burocratici e ostacoli amministrativi, gli investimenti arrivano”, ha affermato. “Ma il Mezzogiorno continua a registrare un forte ritardo nell’attrazione degli investimenti esteri e delle competenze qualificate”.
Secondo il presidente della Fondazione Mezzogiorno, accanto al ruolo fondamentale dello Stato, che ha avviato interventi importanti e riconosciuti dagli stessi operatori economici, emerge una responsabilità crescente delle amministrazioni locali e dei sistemi territoriali, chiamati a rendere le città del Sud più attrattive per chi investe, lavora e produce.
“Parliamo di qualità della vita, di sicurezza, di servizi, di capacità di trattenere i talenti. Continuiamo a formare giovani che poi vanno via”, ha sottolineato D’Amato, ricordando che negli ultimi quattro anni il Mezzogiorno ha perso circa 100 mila giovani qualificati. Un dato che evidenzia quanto sia ancora ampio il divario tra il potenziale del Sud e la sua effettiva capacità di trasformarsi in un territorio competitivo a livello internazionale.
Per D’Amato, la sfida non riguarda soltanto il Governo nazionale o l’Europa, ma coinvolge direttamente le classi dirigenti e le istituzioni territoriali. “Dobbiamo smettere di parlare di cambio di paradigma e iniziare a cambiare davvero la realtà”, ha affermato. “Abbiamo bisogno di un’Europa più competitiva, di una politica nazionale capace di rafforzare la reputazione del Paese e di territori che recuperino attrattività. Il vero problema del Mezzogiorno è che non siamo ancora sufficientemente competitivi nell’attrazione di investimenti, talenti e attività ad alto valore aggiunto”.
Un richiamo che si inserisce nel più ampio impegno della Fondazione Mezzogiorno a favore di politiche orientate alla crescita, alla competitività e all’attrazione degli investimenti, nella convinzione che il rilancio del Sud rappresenti una condizione essenziale per lo sviluppo dell’intero Paese.




